Cervicalgia: guida a sintomi, cause e rimedi per il dolore al collo
La cervicalgia, comunemente detta “cervicale”, è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più comuni nella popolazione adulta1. Si manifesta con un dolore localizzato nella regione posteriore del collo, che può coinvolgere il rachidecervicale (il tratto della colonna vertebrale costituito dalle prime sette vertebre cervicali), oltre ai muscoli, ai legamenti e ai tessuti circostanti.
Può essere causata da posture scorrette, stress, traumi e processi degenerativi come l’artrosi; nella maggior parte dei casi si risolve nell’arco di pochi giorni o settimane con adeguati accorgimenti posturali e trattamenti conservativi (cervicalgia acuta), ma può diventare cronica se i fattori predisponenti non vengono affrontati2. Se non gestita correttamente, può compromettere significativamente la qualità della vita quotidiana.

I sintomi della cervicalgia: come si presenta il dolore
La cervicalgia può manifestarsi in due forme: nella fase acuta prevalgono il dolore e la rigidità, che possono beneficiare di riposo e di farmaci sintomatici indicati dal medico; nella fase cronica, il dolore tende a persistere nel tempo e può associarsi a limitazione funzionale e debolezza muscolare, rendendo spesso necessario un percorso riabilitativo basato su esercizi terapeutici, correzione posturale e fisioterapica. Inoltre, il dolore cervicale può irradiarsi in diverse direzioni a seconda delle strutture coinvolte:
- dolore e rigidità nucale, con sensazione di tensione alla nuca e difficoltà a ruotare la testa o a inclinarla lateralmente, come può accadere in caso di torcicollo;
- dolore che può irradiarsi verso la schiena, le spalle e le braccia, talvolta fino alle mani (cervicobrachialgia);
- mal di testa che parte dalla base del cranio e si diffonde verso la fronte (cefalea nucale);
- in alcuni casi possono comparire contrazioni involontarie della muscolatura (fascicolazioni) del collo e delle spalle;
- in alcuni casi possono associarsi altri sintomi, tra cui vertigini, nausea e disturbi sensoriali come senso di sbandamento e acufeni (ronzii alle orecchie), che possono rientrare nel quadro della sindrome cervico-cefalica;
- sensazione di formicolio, intorpidimento o alterazione della sensibilità agli arti superiori (parestesie), soprattutto nei casi con coinvolgimento delle strutture nervose cervicali3.
La diagnosi si basa inizialmente su un’anamnesi approfondita e su una valutazione clinica dei sintomi. Quando necessario, il medico può ricorrere a esami strumentali come la risonanza magnetica, la radiografia del rachide cervicale, la tomografia computerizzata (TC), l’elettromiografia per valutare eventuali alterazioni a carico delle radici dei nervi e i potenziali evocati somato-sensoriali (PESS).





Le possibili cause del dolore al collo
La zona cervicale è il tratto più mobile della colonna vertebrale e, proprio per questo, è maggiormente esposta a sollecitazioni meccaniche. Diverse condizioni possono contribuire all’insorgenza del dolore in questa regione.
Possibili cause posturali e meccaniche
Spesso il dolore cervicale è il risultato di abitudini quotidiane e sollecitazioni meccaniche che sovraccaricano le strutture del collo, come:
- posture lavorative scorrette, perché mantenere per molte ore la testa inclinata verso computer o smartphone (il cosiddetto “collo da tablet”) aumenta il carico sui muscoli cervicali e affatica soprattutto quelli estensori;
- sollevamento di pesi per motivi sportivi o lavorativi, che può sottoporre la regione cervicale a carichi elevati;
- esposizione a freddo o a umidità, che in alcune persone può favorire contratture e aumento della tensione muscolare;
- sedentarietà, poiché la riduzione del tono e del controllo muscolare può rendere la colonna cervicale meno efficiente nel sostenere i carichi quotidiani, favorendo rigidità e dolore;
- gravidanza, durante la quale i cambiamenti posturali e ormonali possono modificare la distribuzione dei carichi sulla colonna e aumentare la tensione muscolare;
- stress emotivo, perché la tensione accumulata può portare a una contrazione involontaria dei muscoli delle spalle (come il trapezio), contribuendo a uno stato di rigidità cronica4.
Possibili cause traumatiche e degenerative
Il dolore cervicale può derivare anche da alterazioni strutturali dei tessuti, conseguenti a traumi o a processi degenerativi come:
- traumi pregressi alla cervicale, che possono lasciare esiti a carico di muscoli, legamenti o articolazioni;
- colpo di frusta, un trauma tipico degli incidenti stradali che provoca un movimento brusco di accelerazione e decelerazione del collo, con possibile coinvolgimento di muscoli, legamenti e strutture articolari cervicali;
- artrosi cervicale (spondilosi), un processo degenerativo che coinvolge dischi intervertebrali, articolazioni e strutture ossee, più frequente con l’avanzare dell’età;
- alterazioni delle curvature della colonna vertebrale, come ipercifosi e iperlordosi, che possono modificare la distribuzione dei carichi e influire sulla biomeccanica cervicale;
- osteofiti, cioè piccole escrescenze ossee che si sviluppano come risposta ai processi degenerativi articolari e possono, in alcuni casi, contribuire alla compressione delle strutture nervose;
- ernia del disco cervicale, quando una parte del materiale contenuto nel disco intervertebrale fuoriesce dalla sua sede e può comprimere le radici nervose, causando dolore irradiato o disturbi sensitivi agli arti superiori5.
Cervico-radicolopatia: la causa del dolore irradiato
La cervico-radicolopatia è una condizione clinica che rappresenta una delle principali cause di cervicobrachialgia. Si verifica quando una radice nervosa cervicale viene compressa o irritata nel punto in cui fuoriesce dal canale vertebrale. Le cause più comuni sono l’ernia del disco e la presenza di osteofiti legati all’artrosi, che possono restringere lo spazio a disposizione della radice nervosa. I sintomi tipici comprendono:
- dolore che si irradia lungo il braccio, seguendo il decorso della radice nervosa interessata, talvolta fino alle dita;
- disturbi sensitivi come formicolio, intorpidimento o sensazione di scossa elettrica;
- riduzione della forza muscolare, come difficoltà a stringere oggetti o sollevare l’arto.
Per confermare la diagnosi e individuare il livello della compressione, il medico può richiedere esami come la risonanza magnetica, utile per visualizzare le strutture anatomiche e l’eventuale compressione della radice nervosa, e l’elettromiografia, che consente di valutare la funzionalità dei nervi e dei muscoli.

Possibili rimedi utili per la cervicalgia
Per affrontare la cervicalgia è necessario intervenire sia sui sintomi che sulle cause sottostanti, attraverso strategie come:
- impacchi freddi: utili soprattutto nelle prime fasi dopo un trauma o in presenza di dolore acuto, per contribuire ad alleviare il dolore e contenere la risposta infiammatoria;
- terapia del calore: dopo la fase acuta (generalmente dopo 48-72 ore), l’applicazione di una sciarpa calda, un termoforo o una doccia tiepida può favorire il rilassamento della muscolatura profonda e contribuire ad alleviare la rigidità del collo6;
- fisioterapia e manipolazioni, con trattamenti mirati a migliorare la mobilità del rachide cervicale, ridurre la tensione muscolare e favorire il recupero funzionale;
- ginnastica posturale, con esercizi di mobilizzazione, allungamento dei muscoli del collo e di rinforzo della muscolatura che stabilizza scapole e rachide cervicale7;
- ergonomia del riposo, scegliendo un cuscino adeguato (ortopedico o cervicale), che sostenga la fisiologica curvatura del rachide cervicale durante il sonno;
- pause attive, soprattutto durante il lavoro al computer, interrompendo periodicamente le posizioni mantenute a lungo ed eseguendo rotazioni delicati del collo e delle spalle, oltre a mantenere una postura corretta;
- collare ortopedico, solo nei casi in cui sia indicato dal medico e generalmente per periodi limitati, poiché un utilizzo prolungato può favorire l’indebolimento della muscolatura cervicale.
Cure farmacologiche
Nei casi in cui il dolore sia particolarmente intenso o persistente il medico può valutare l’opportunità di una terapia farmacologica, che può comprendere:
- FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), per via orale e, in alcuni casi, anche in formulazioni topiche, su indicazione del medico o del farmacista per alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione;
- corticosteroidi prescritti in casi selezionati per via orale o infiltrativa, quando ritenuti appropriati dal medico;
- anestetici locali, utilizzati in specifiche procedure infiltrative per il trattamento del dolore, su indicazione specialistica8.
Rimedi naturali
Alcuni rimedi naturali possono contribuire a favorire il rilassamento e ad alleviare la tensione muscolare. Tra questi rientrano tisane a base di camomilla, valeriana, melissa, escolzia e tiglio. In associazione alle altre strategie terapeutiche e sul consiglio del medico o del farmacista, possono essere utilizzate anche pomate o creme a base di sostanze come arnica, peperoncino (capsaicina) e canfora, che favoriscono una sensazione di calore o un’azione lenitiva locale, contribuendo ad alleviare il dolore muscolare.
Da ultimo, alcuni integratori fitoterapici contenenti principi come salice, spirea ulmaria e artiglio del diavolo, possono rappresentare un supporto nel controllo della sintomatologia, se impiegati sotto consiglio di un professionista sanitario.

Trattamenti medici e terapie specialistiche
Quando il trattamento conservativo non è sufficiente a controllare i sintomi, è necessario rivolgersi a uno specialista per valutare percorsi terapeutici specifici, da personalizzare in base alla causa della cervicalgia. Tra le opzioni disponibili rientrano:
- massoterapia: manipolazioni e massaggi specifici eseguiti da personale qualificato per favorire il rilassamento della muscolatura del collo e delle spalle e ridurre la sensazione di tensione;
- osteopatia: tecniche di manipolazione volte a migliorare la mobilità articolare e a ridurre eventuali compressioni meccaniche a carico del tratto cervicale;
- agopuntura: utile per alleviare il dolore e favorire il rilassamento muscolare;
- ossigeno-ozono terapia: infiltrazioni di una miscela di ossigeno e ozono a livello cervicale, che in casi selezionati può essere proposto come supporto nella gestione del dolore cervicale;
- terapie fisiche (ultrasuoni ed elettroanalgesia, come la TENS): possono essere impiegate come complemento alla fisioterapia per contribuire al controllo del dolore e favorire il recupero funzionale.
L’intervento chirurgico rappresenta generalmente l’ultima opzione terapeutica. Può essere presa in considerazione in presenza di ernia del disco cervicale con compressione significativa delle strutture nervose o quando il trattamento conservativo non ha portato a un miglioramento soddisfacente. A seconda del quadro clinico, l’operazione può prevedere la rimozione del disco interessato e la successiva stabilizzazione del rachide cervicale mediante protesi discale o artrodesi (fusione vertebrale) con innesto osseo.

Esercizi pratici contro la cervicalgia
Il dolore al collo e alle spalle è spesso legato a posture mantenute a lungo o tensioni muscolari o sovraccarichi meccanici. Integrare una routine quotidiana di esercizi mirati permette di prevenire la comparsa della cervicalgia o di alleviare i sintomi. È importante eseguire ogni movimento lentamente e in modo controllato, senza forzare e interrompendo l’esercizio se il dolore aumenta. Ecco alcuni esercizi che possono essere praticati quotidianamente:
- flessione laterale del collo: in posizione seduta o eretta, inclina lentamente il capo verso la spalla. Mantieni la posizione per qualche secondo prima di tornare al centro e ripeti dall’altro lato, senza forzare il movimento.
- allungamento combinato braccio-collo: mentre inclini il capo lateralmente, afferra con la mano opposta il polso del braccio disteso lungo il fianco e tiralo delicatamente verso il basso. Questo permette l’allungamento del trapezio e dei muscoli laterali del collo. Mantieni la posizione per circa un minuto e ripeti su entrambi i lati.
- rotazioni controllate del collo: effettua rotazioni lente del collo verso destra e verso sinistra, mantenendo la schiena ben dritta (preferibilmente appoggiata a uno schienale rigido) e le spalle rilassate.
- torsioni del busto per la mobilità dorsale: con i piedi ben appoggiati a terra e le gambe leggermente divaricate, esegui lente rotazioni del busto mantenendo il bacino fermo e le braccia raccolte davanti al petto. Questo esercizio aiuta a migliorare la mobilità della colonna sia del tratto cervicale che di quello dorsale.
- allungamento della colonna: incrocia le dita sopra la testa e spingi delicatamente i palmi verso l’alto, stendendo le braccia e accompagnando il movimento con un’espirazione lenta e profonda per favorire l’allungamento della colonna e migliorare la mobilità del rachide.
- mobilitazione degli arti inferiori: da seduto, stendi lentamente le gambe in avanti e muovi le dita dei piedi e le caviglie, sollevando alternativamente le ginocchia. Questo esercizio favorisce la mobilità generale e interrompe i periodi prolungati di immobilità.
- aperture scapolari: spingi i gomiti all’indietro cercando di avvicinare il più possibile le scapole tra loro, senza sollevare le spalle. Mantieni la contrazione per pochi secondi e rilassa. L’esercizio aiuta a migliorare la postura e a ridurre la tensione della muscolatura cervicale e della parte alta della schiena.
Anche la pratica dello yoga può essere consigliata: i suoi movimenti fluidi, combinati con una respirazione controllata, aiutano a favorire il rilassamento muscolare e a migliorare la mobilità e la flessibilità della muscolatura del collo e delle spalle.
I contenuti di questo articolo sono a scopo esclusivamente informativo e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il consiglio del medico. Si raccomanda di fare sempre riferimento al proprio specialista.
1 Kang X, Qian M, Liu M, Xu H, Xu B. Predictive Factors Associated with Chronic Neck Pain in Patients with Cervical Degenerative Disease: A Retrospective Cohort Study, in “Journal of Pain Research”, Volume 16, page 4229-4239, 2023 https://www.dovepress.com/predictive-factors-associated-with-chronic-neck-pain-in-patients-with–peer-reviewed-fulltext-article-JPR#cit0001 Neck pain (NP), similar to low back pain, is a common musculoskeletal disorder and the leading cause of disability worldwide, accounting for one of the top five chronic pain conditions.
2 de Zoete RMJ. Exercise Therapy for Chronic Neck Pain: Tailoring Person-Centred Approaches within Contemporary Management, in “Journal of Clinical Medicine”, Volume 12 Issue 22, page 7108, 2023 https://www.mdpi.com/2077-0383/12/22/7108 Neck pain is generally classified as either acute, which refers to pain that started less than 12 weeks ago, or chronic, which describes pain that has been present for 12 weeks or longer.
3 Ibidem, The concomitant symptoms of discogenic neck pain include neck stiffness, headache, unilateral or bilateral shoulder pain, non-radicular upper arm pain, ocular and vestibular dysfunction, and anterior chest wall pain.
4 Kazeminasab, S., Nejadghaderi, S.A., Amiri, P. et al. Neck pain: global epidemiology, trends and risk factors, in “BMC Musculoskelet Disord”, Volume 23 Issue 26, 2022 https://link.springer.com/article/10.1186/s12891-021-04957-4 Since there is a tendency for neck pain to become a chronic problem, it is important to identify risk factors in order to enable prevention and early diagnosis. As neck pain is a multifactorial disease, there are a number of risk factors which can contribute to its development. There is, however, more evidence for some risk factors, such as lack of physical activity, duration of daily computer use, perceived stress and being female.
5 Ibidem, There are a number of diseases and ailments which have been identified as contributing to neck pain. Neuromusculoskeletal disorders affect the bones, muscles, and nerves, and can manifest themselves in several ways. Neck pain is one of the most common and obvious complaints of patients with disorders, such as cervical spondylosis, fibromyalgia, cervical radiculopathy, and whiplash-associated disorders (WADs).
6 Cramer, H., C. Baumgarten, K. Choi, R. Lauche, F. Saha, F. Musial, and G. Dobos, Thermotherapy self-treatment for neck pain relief—A randomized controlled trial, in “European Journal of Integrative Medicine”, Volume 4 Issue 4, pages e371-e378, 2012 https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1876382012000509?via%3Dihub Heat pad thermotherapy, self-applied during a period of 14 days, seems to effectively relieve pain and improve somatosensory function in patients suffering from chronic idiopathic neck pain. Thermotherapy thus might provide an effective and easy to apply self-help strategy for this patient population.
7 O’Riordan C, Clifford A, Van De Ven P, Chronic Neck Pain and Exercise Interventions: Frequency, Intensity, Time, and Type Principle, in “Archives of Physical Medicine and Rehabilitation”, Volume 95, pages 770-783, 2013 https://www.archives-pmr.org/article/S0003-9993(13)01222-7/fulltext A large variety of physiotherapeutic interventions are available for the treatment of chronic neck pain, including manual therapy, spinal manipulations, passive therapies, relaxation techniques, electrotherapy and stress management, and active exercise.
8 Ibidem, Mechanical neck pain is commonly treated with analgesics, chiropractic or rest.









